Autunno caldo

11 Set

Hanno promesso un autunno caldo. Io sono abbastanza vecchio per ricordare il vero autunno caldo, nel 1969, facevo l’università, e posso solo pregare che la storia non si ripeta.
Il popolo italiano è abituato a cercare modi non violenti per risolvere i drammi della vita sociale, per cui speriamo che ci siano risparmiati drammi simili a quelli di 40 anni fa. Perché le ragioni ci sarebbero, basta che qualcuno accenda la miccia. Visto quello che è successo a Roma?  La disperazione può facilmente essere deviata in violenza. E casi come quello dell’Alcoa ce ne sono tanti.
Ecco, la fiducia nel governo, ancora di più, nella politica, sarebbe superiore a zero se ci fosse qualche cenno di soluzione realistica ai drammi di tante famiglie.
Facevo gli ultimi anni di università, circa 1971, ingegneria elettronica, e un esame complementare era Impianti Elettrici: il professore, di cui non ricordo il nome, ma che era una personalità internazionale, membro di varie commissioni ONU per l’energia, ci fece il (cattivo) esempio del carbone sardo per parlarci di investimenti dettati dalla politica e non dall’economia, e quindi insostenibili: come è stato confermato in questi giorni, il carbone del Sulcis ha un contenuto di zolfo altissimo, e quindi non si può usare come combustibile perché rovinerebbe i forni; bisogna trattarlo o miscelarlo con altro carbone, come fa l’ENEL, con ovvio aumento dei costi. E quindi l’energia prodotta con detto carbone, che alimenta anche l’ALCOA, costa di più, e anzi ha un costo non assolutamente proibitivo solo perché una parte la paga lo Stato, cioè noi. Vi siete mai chiesti perché l’energia in Italia costa di più? Perché un investitore dovrebbe rilevare un impianto che assorbe moltissima energia (la lavorazione dell’alluminio è estremamente vorace di energia), molto costosa, in un regime di tassazione molto oltre il 50%, in un quadro normativo tutt’altro che certo?
I problemi tragici dell’ALCOA sono i problemi di tutta l’Italia: mi hanno detto che in Veneto vari imprenditori pensano di trasferire le attività in Austria, in un distretto che assicura tassazione al 25% tutto compreso, e decisioni urbanistiche entro 24 ore: ammettiamo pure che ci sia un po’ di esagerazione, e diciamo tasse al 30% e risposte entro 7 giorni, ma confrontiamo con i livelli italiani, e meravigliamoci che ci sia ancora chi lavora in Italia. Ed è l’Austria, non la Romania o il Vietnam.
Se ci sarà qualcuno che proponga soluzioni realistiche ai difetti del sistema italiano, vincerà le elezioni a mani basse; era l’idea di Berlusconi, travolta nell’incapacità e la distrazione. Per ora non si vede nessuno, preghiamo e gridiamo per far svegliare persone nuove.

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