Bombe d’acqua

26 Giu

Lunedì su Rimini si è abbattuta una bomba. D’acqua, ma distruttiva. Non cadeva tanta acqua in così poco tempo dal 1920. Ampie zone della città sono state allagate, con danni gravissimi per i negozi e le case. Si è scatenata la rabbia dei cittadini soprattutto contro il sindaco, colpevole di realizzare piste ciclabili mentre le fogne sono del tutto insufficienti. Infatti molti danni sono stati causati dal fatto che le fogne non hanno ricevuto l’acqua che pioveva dal cielo, anzi in molti casi hanno buttato fuori in città acqua che arrivava dalla campagna.

Il fatto è che da decenni a Rimini si sa che tutto il complesso delle fogne è sbagliato, non è neanche lontanamente in grado di smaltire l’acqua piovana, nonostante che quando il flusso aumenta venga riversato nel mare, con quali conseguenze per la sicurezza dell’attività balneare è facile immaginare. Teniamo anche presente che il sistema fognario è stato costruito in decenni, spendendo miliardi di lire, non è quindi semplicemente obsoleto, è proprio sbagliato.

Per questo non è giusto sparare sul sindaco attuale: la colpa dell’insufficienza delle fogne risale agli amministratori di tanti anni. E’ vero però che il sindaco attuale è un prodotto del sistema di potere che regge la città da sempre, e quindi è più che coinvolto nell’evidente incapacità di amministrare una città come Rimini; d’altra parte la questione delle colpe si complica ancora di più: gli amministratori sono stati eletti, non imposti alla città, e quindi la responsabilità va infine almeno condivisa dai riminesi, che hanno continuato a affidare la loro città a personaggi evidentemente non in grado di reggerla.

Trovarsi indifesi contro l’alluvione ha però anche altre cause: il territorio della Romagna è da sempre soggetto al regime fortemente torrentizio dei fiumi, che nei tempi passati causava regolarmente esondazioni dannose. Nei secoli i flussi dell’acqua sono stati regolati da una rete di canali e fossi, che limitavano i danni del regime fluviale irregolare, e servivano a irrigare i campi. Nella periferia Nord di Rimini, dove abito, ci sono ancora almeno cinque di queste vie d’acqua, la cui foce è visibile in spiaggia, che scaricano a mare quantità importanti d’acqua piovana. Purtroppo però negli ultimi decenni la rete di opere idrauliche è stata distrutta, come se non ce ne fosse più bisogno: c’è sotto la mentalità che ignora la natura, o meglio la vorrebbe costringere nei limiti umani, facendola scoppiare quando i limiti vengono superati. Così i percorsi al mare dell’acqua che cade dal cielo o viene dalla montagna sono stati intubati in spazi troppo piccoli o interrotti, e i flussi si accumulano e poi straripano. Non invento, lo vedo anche adesso intorno a casa mia.

Anche questa presunzione di onnipotenza dell’uomo del XX-XXI secolo contribuisce ai danni causati lunedì da una precipitazione come non si vedeva da 100 anni.

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