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Il disastro della burocrazia “legale e trasparente”

14 Ott

Sono molto d’accordo con il contenuto del seguente articolo:
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-disastro-della-burocrazia-legale-e-trasparente-10616.htm

Qualche mese fa avevo notato un altro esempio

http://www.lanazione.it/arezzo/cronaca/2014/03/09/1036458-sindaco_denunciato_furto_danni_ambientali_blitz_della_forestale_badia_tedalda.shtml

il sindaco di un piccolo comune nell’alta valle del Marecchia, il fiume che attraversa Rimini, è stato denunciato per aver fatto rimuovere senza autorizzazione detriti che ostacolavano il flusso di un affluente del Marecchia, e avrebbero potuto causare uno straripamento in caso di piena. L’autorizzazione sarebbe arrivata dopo mesi, la piena era possibile in qualsiasi momento. Cosa avreste fatto? Io, sinceramente, non so se mi sarei sentito di affrontare le pene di un percorso giudiziario, che è troppo facilmente usato per scatenare la gogna mediatica.
Non so se il problema delle mille leggi e burocrazie è il più grave oggi in Italia, ma certo esiste, e peggiora, perché non sembra essere all’ordine del giorno di nessun governo locale o nazionale; anzi, leggi, regolamenti, controlli, e controllori, si moltiplicano, appesantendo e scoraggiando le poche energie oggi vive in Italia.
Sono preoccupato.

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In che mani siamo

11 Ago

Per la serie:”Non ho la minima idea di cosa sto facendo…”.

Citazione da un’intervista al ministro (ministro? Mah…) Mogherini sulla situazione umanitaria in Mesopotamia:

L’italia, ha ricordato, “ha stanziato più di un milione di euro, ma c’è probabilmente bisogno di creare corridoi umanitari per fare in modo che gli aiuti arrivino. Stiamo valutando da questo punto di vista, insieme a tutti gli altri europei o almeno con i nostri principali partner, quali siano le forme più efficaci e tecnicamente possibili di sostegno all’azione, anche militare, del governo curdo. Non si tratterebbe ovviamente di intervento militare, ma di forme di collaborazione e di sostegno a un’azione che il governo curdo sta facendo”.

Collaborazione che potrebbe palesarsi in aerei italiani che vanno a portare aiuti o che riportano Yazidi o cristiani minacciati o in pericolo. “Potrebbe essere questo, potrebbero essere altre cose”,

La fonte è l’Huffington Post,

http://www.huffingtonpost.it/2014/08/11/mogherini-guerra-iraq_n_5667193.html?utm_hp_ref=italy&ir=Italy.

 

Senatori

1 Set

Sono convinto che Napolitano sia l’unico argine contro il crollo definitivo dello stato italiano; soltanto grazie a lui abbiamo uno straccio di governo, con tutto il male che se ne può dire. Ma la recente nomina di quattro senatori a vita mi sembra risponda ancora una volta alla sempre valida logica del sinistra=buono. Su Rubbia niente da dire, è una personalità scientifica di valore riconosciuto a livello internazionale, l’architetto Piano anche, con il limite di essere una cosiddetta archistar, cioè un architetto che grazie al nome che ha può permettersi ogni illogica stravaganza. Anche Abbado ha una notorietà internazionale, ma perchè non Muti? Ah, ecco, perchè Muti non è allineato al pensiero unico  radical-chic. Ma la Cattaneo, giovane, poco nota, che meriti ha che ne suggeriscano l’elevazione al Parlamento? Fa ricerca sulle cellule staminali embrionali, via scientificamente poco produttiva, ma che permette di attaccare la concezione cristiana di rispetto della vita in ogni sua espressione, e a suo tempo ha lottato per far morire Eluana Englaro. E adesso dovremo mantenerla per decenni con tutti i privilegi dei parlamentari.

Due articoli interessanti:

http://www.tempi.it/la-nomina-dei-senatori-a-vita-ci-insegna-che-siamo-landa-di-emigrazione-culturale#.UiNW9z93TeI

http://www.tempi.it/blog/senatori-a-vita-napolitano-gramsciano-illustri-meriti-abbado-cattaneo-piano#.UiNX_D93TeI

Autunno caldo

11 Set

Hanno promesso un autunno caldo. Io sono abbastanza vecchio per ricordare il vero autunno caldo, nel 1969, facevo l’università, e posso solo pregare che la storia non si ripeta.
Il popolo italiano è abituato a cercare modi non violenti per risolvere i drammi della vita sociale, per cui speriamo che ci siano risparmiati drammi simili a quelli di 40 anni fa. Perché le ragioni ci sarebbero, basta che qualcuno accenda la miccia. Visto quello che è successo a Roma?  La disperazione può facilmente essere deviata in violenza. E casi come quello dell’Alcoa ce ne sono tanti.
Ecco, la fiducia nel governo, ancora di più, nella politica, sarebbe superiore a zero se ci fosse qualche cenno di soluzione realistica ai drammi di tante famiglie.
Facevo gli ultimi anni di università, circa 1971, ingegneria elettronica, e un esame complementare era Impianti Elettrici: il professore, di cui non ricordo il nome, ma che era una personalità internazionale, membro di varie commissioni ONU per l’energia, ci fece il (cattivo) esempio del carbone sardo per parlarci di investimenti dettati dalla politica e non dall’economia, e quindi insostenibili: come è stato confermato in questi giorni, il carbone del Sulcis ha un contenuto di zolfo altissimo, e quindi non si può usare come combustibile perché rovinerebbe i forni; bisogna trattarlo o miscelarlo con altro carbone, come fa l’ENEL, con ovvio aumento dei costi. E quindi l’energia prodotta con detto carbone, che alimenta anche l’ALCOA, costa di più, e anzi ha un costo non assolutamente proibitivo solo perché una parte la paga lo Stato, cioè noi. Vi siete mai chiesti perché l’energia in Italia costa di più? Perché un investitore dovrebbe rilevare un impianto che assorbe moltissima energia (la lavorazione dell’alluminio è estremamente vorace di energia), molto costosa, in un regime di tassazione molto oltre il 50%, in un quadro normativo tutt’altro che certo?
I problemi tragici dell’ALCOA sono i problemi di tutta l’Italia: mi hanno detto che in Veneto vari imprenditori pensano di trasferire le attività in Austria, in un distretto che assicura tassazione al 25% tutto compreso, e decisioni urbanistiche entro 24 ore: ammettiamo pure che ci sia un po’ di esagerazione, e diciamo tasse al 30% e risposte entro 7 giorni, ma confrontiamo con i livelli italiani, e meravigliamoci che ci sia ancora chi lavora in Italia. Ed è l’Austria, non la Romania o il Vietnam.
Se ci sarà qualcuno che proponga soluzioni realistiche ai difetti del sistema italiano, vincerà le elezioni a mani basse; era l’idea di Berlusconi, travolta nell’incapacità e la distrazione. Per ora non si vede nessuno, preghiamo e gridiamo per far svegliare persone nuove.

Voci imparziali

6 Ago

Mi ha colpito l’intervista del premier Monti al giornale tedesco Spiegel. I mezzi di disinformazione italiani, almeno quelli che ho guardato, hanno sottolineato le preoccupazioni del premier per i sentimenti antitedeschi che emergono in Italia; quelli tedeschi, a quanto riferito oggi, attaccano le dichiarazioni sulla necessità dell’autonomia dei governi rispetto ai parlamenti, almeno in materie internazionali. Bé, i tedeschi fanno benissimo a scandalizzarsi per quanto detto da Monti: finché i paesi europei avranno un regime parlamentare gli eletti sono sovrani, all’interno delle prerogative indicate dalle rispettive costituzioni: nessuno degli occhiutissimi maestri del pensiero nazionale se ne è accorto? Evidentemente sono troppo impegnati a seguire le vendite all’asta dei voti UDC. Ma mi pare che ci sia qualcos’altro da obbiettare: è giusto preoccuparsi perché in Italia (e, sono certo, in Grecia e Spagna, per non allargarsi troppo) crescono sentimenti antitedeschi, ma da un capo di governo italiano mi sarei aspettato almeno altrettanta preoccupazione per gli atteggiamenti antiitaliani diffusi, evidentemente, nel mondo politico tedesco. Un po’ come nelle telecronache sportive, i telecronisti RAI che non fanno il tifo, fanno gli equilibrati, e fanno venire un nervoso irresistibile, che porta a azzerare il volume, se non si può cambiare canale. Ecco, è sempre più probabile che alla prima occasione gli elettori cambino canale, finendo, temo, su quelli a luci rosse.

Antiabusivismo

22 Lug

A Rimini la lotta agli abusi di ogni tipo è in pieno svolgimento. Poco prima dell’inizio della stagione moltissimi operatori balneari (“bagnini”, in altre parole) hanno dovuto smontare varie strutture che servivano a offrire servizi ai clienti. Così l’offerta turistica riminese è notevolmente peggiorata proprio nell’anno più difficile da molto tempo. É di pochi giorni fa la notizia che ogni struttura in spiaggia deve avere addirittura un’autorizzazione doganale, perché, essendo la spiaggia un territorio di confine, l’attività doganale non deve trovare ostacoli; chiaramente praticamente nessun operatore ha una simile autorizzazione.
E intanto, a Riccione, una multinazionale dell’abbigliamento aveva aperto un punto vendita prossimo alla spiaggia, munito di tutte le autorizzazioni necessarie; ah no, scusate, aveva tutte le autorizzazioni comunali, mancava quella del Demanio, competente per la spiaggia, che l’ha puntualmente negata, e il punto vendita è stato chiuso e sequestrato. Pensate che la ditta proprietaria tornerà a investire in Italia?
Chiaro, non penso certo che non ci debbano essere regole, penso però che la burocrazia non possa perseguitare chi decide di impegnarsi in un’attività. Il compito di ogni apparato pubblico dovrebbe essere aiutare il cittadino, non ostacolarlo; purtroppo però pare proprio che non siamo cittadini, ma sudditi, da limitare e controllare in ogni modo.
Questo è stato il grosso fallimento del centrodestra nel 2008-2011: pur disponendo di una maggioranza parlamentare amplissima non ha fatto niente per risolvere i gravi problemi strutturali dello stato italiano, e è stato accantonato senza lasciare rimpianti.
La tragedia è che oggi nessuno, e lo risottolineo, nessuno degli aspiranti a governare mostra di voler sciogliere i nodi che legano la società, anzi molti promettono di stringerli; c’è da preoccuparsi.

Lascia stare i santi

18 Lug

Ci riprovano. Ogni tanto qualche mente fina decide che non lavoriamo abbastanza, e quindi bisogna costringerci a impegnarci di più. E quindi via le feste. Ovviamente chi fa queste proposte non ha mai lavorato in vita sua, e non fa parte del popolo italiano; non che sia svizzero o norvegese, in quel caso non proporrebbe certe ideuzze, ma nel senso che vive nel suo ambiente sopra il volgo, con ritmi e idee proprie, e dall’alto vede la massa come qualcosa da manovrare, da gestire con parametri “scientifici”. Il risultato per loro ideale sarebbe una città simile a Metropolis: avete visto quel vecchio film, gli operai che escono dalle officine barcollanti, istupiditi, esausti, certamente non in grado di mettere in pericolo il potere di quelli in alto.  Ecco, così si riduce un popolo senza feste, specialmente senza feste religiose, che in ogni cultura esprimono l’identità più profonda, l’unità più vera, di un popolo.

Senza poi trascurare il fatto che è inutile aumentare le ore di lavoro se il lavoro non c’è: mi pare che il problema attuale sia che manca il lavoro, le aziende chiudono, o non è così?

Questi sono gli abilissimi tecnici che devono salvare l’Italia e l’Europa.